Le caratteristiche di un popolo non cambiano nel tempo; non dipende dal progresso, non dipende dal benessere, non dipende dalle guerre, non dipende dalle conquiste sociali. Passano di generazione in generazione, si evolvono, ma la loro essenza resta immutata. Quanto più i tempi si fanno difficili poi, tanto più emergono le predisposizioni e le peculiarità. Così è stato nel risorgimento, così durante la grande guerra, così durante e dopo la seconda guerra mondiale, così è in questa dura guerra contro il virus. Dura sì, ma per chi? I politici approfittano, i ricchi speculano, i criminali spadroneggiano e i poveri sprofondano. Così, mentre il solito drappello di eroi si batte al fronte (onore ai medici, infermieri e nondimeno a tutta la bassa manovalanza degli ospedali, dato che dal centralinista all’addetto alle pulizie nessuno si è tirato indietro), appena dietro la prima linea ben altro accade. Ecco i poeti, quelli della politica, che con le loro belle parole continuano ad agitare le folle e ad alimentare polemiche, incuranti del fatto che la gente avrebbe bisogno solo di compattezza e organizzazione; non mi riferisco certo ai ministri, che comunque si sono presi la responsabilità di decisioni che nessuno avrebbe voluto dover prendere. Hanno commesso degli errori? Può essere, ma quando è l’emergenza che detta le cose da fare non c’è molto tempo per cercare la via migliore. No, mi riferisco agli esponenti dei vari partiti, senza distinzione di colore, che ancora una volta si sono buttati in critiche e polemiche, come se l’epidemia e le relative conseguenze fossero un’invenzione e non una realtà. Ecco i navigatori, ma ormai sono solo quelli di internet, una moltitudine, pronti a seminare panico e distruzione a colpi di fake news. Tante voci di solidarietà, ma quanta schifezza, quanta falsità. E più le cose sono false, più fanno il giro del paese.Ma anche questa volta la categoria che più ci rappresenta è l’ultima. Diciamolo con chiarezza, siamo un popolo di ladri e approfittatori e ce ne vantiamo pure. Mentre il governo ci blandisce e ringrazia per poco riconoscibili esempi di solidarietà e comportamento responsabile, ognuno di noi è impegnato a capire come approfittare della situazione.Ed ecco i maghi del commercio buttarsi sul business delle mascherine, non importa se di infima qualità e pressochè inefficaci; ecco i relativi prezzi raddoppiare, poi triplicare, poi decuplicare. Ecco funzionari sottrarre materiali agli ospedali per rivenderli sottobanco. Ecco ex politici ammanicati prendere appalti per la fornitura di attrezzature che mai arriveranno a destinazione.Ecco la grande distribuzione alimentare pubblicizzare il fatto che „non ci si ferma“, mentre i prezzi dei generi di prima necessità lievitano di giorno in giorno senza motivo. Ma di questo i poeti parlano poco, non fa notizia; meglio pubblicizzare gli interventi a sostegno dell’economia.600 euro mensili alle partite iva che non possono lavorare? Bene, salvo poi scoprire che anche chi continua a lavorare posticipa le fatture per incassare soldi che non spettano, sottraendoli a una comunità già in crisi.Cassa integrazione per tutte le aziende in difficoltà? Bene. E quelle non in difficoltà? Un’ottima occasione per far finta di esserlo. Si lavora da casa ma si fa finta di non farlo e si chiedono i sussidi, tanto chi può verificare? Chi se ne frega se questo peserà su tutti noi per chissà quanti anni a venire!Illudiamoci che nessuna di queste probe persone abbia la capacità di comprendere quanto male fa alla società, illudiamoci che siano tanto ladri quanto stupidi. Quello che fa più male e sconcerta è apprendere di questi comportamenti non dal telegiornale, ma da „quelli come noi“, dall’amico o dal vicino di casa, che te ne parla come se fosse giusto e normale e probabilmente ti considera un cretino se non fai altrettanto. Che vergogna, che misero paese.Non è che siamo disonesti, è che non sappiamo neanche più cosa sia l’onestà.

